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Cattedrale di San Cerbone Duomo

La Cattedrale di San Cerbone è il Duomo dei massetani, uno degli esempi più riusciti di architettura romanico-gotica alla cui realizzazione hanno preso parte, tra gli altri, Giovanni Pisano, Segna di Bonaventura e Duccio da Buoninsegna. La Cattedrale fu insignita nel 1975 da Papa Paolo VI del titolo di Basilica pontificia minore.

Il Duomo domina Piazza Garibaldi dall’alto della sua maestosa scalinata. La facciata è in stile pisano del XI-XII secolo e il portale che vi si apre è sormontato da un architrave con un bassorilievo che rappresenta alcune scene della vita di San Cerbone, vescovo di Populonia e patrono di Massa Marittima. La facciata, divisa su più livelli, è ricca di colonne, archetti e statue di Giovanni Pisano. L’abside fu ampliata e modificata dal 1287 in stile gotico con elementi romanici, probabilmente sempre da Giovanni Pisano. Anche il campanile in stile romanico-lombardo, di epoca tra il XII e XIII secolo, fu ampiamente restaurato e la parte superiore fu quasi totalmente rifatta. All’interno, la Cattedrale si divide in tre navate separate da colonne di travertino, alle cui sommità spiccano dei capitelli che ancora una volta ricordano lo stile di Giovanni Pisano.

L’Arca di San Cerbone di Goro di Gregorio (1324) è uno dei massimi capolavori della scultura gotica italiana, dove vengono rappresentate alcune scene della vita del Santo ed i miracoli da lui compiuti. Altra opera è La Fonte Battesimale in travertino di Giroldo da Como (1267), su cui fu posto nel 1447 un tabernacolo marmoreo. La Maestà della scuola senese di Duccio di Buoninsegna (1316), la Croce dipinta di Segna di Bonaventura e la Crocifissione di Ambrogio Lorenzetti, insieme ad un’Annunciazione sempre attribuita al Lorenzetti sono solo alcune delle altre opere che si possono ammirare lungo le pareti della Cattedrale.

Fonti dell’Abbondanza

L’edificio è costituito da tre arcate a sesto acuto che precedono altrettante vasche, un tempo contenenti acqua.

La  Fonte fu edificata nel 1265 dal podestà pisano Ildebrandino, come attesta l’epigrafe posta sopra la seconda arcata.

La struttura aveva due funzioni principali: veniva usata come principale risorsa di approvvigionamento d’acqua del paese e, al piano superiore (realizzato nel XV secolo) era impiegata come magazzino per la raccolta dei cereali. Ma la caratteristica che rende unica questa Fonte è il modernissimo e profano affresco visibile sulla facciata di sinistra, l’“Albero della Fecondità”, sopravvissuto grazie allo strato sottile di calcare che lo ricopriva.

Un grosso albero dai frutti fallici fa da sfondo a quella che sembra essere una festa pubblica, dove un gruppo di donne in primo piano tenta di accaparrarsi i frutti che pendono dai rami. L’affresco è da interpretare come un inno propiziatorio alla vita.

Nell’aprile 2019, in occasione di un ulteriore restauro, è stato portato alla luce un nuovo affresco del XIII secolo, che raffigura una donna che tiene due belve con le catene e guerrieri che proteggono il cunicolo di accesso delle falde dell’acqua. Ai lati si distinguono due figure di animali che proteggono il cunicolo: a destra un leone e a sinistra presumibilmente un orso. Sulla lunetta superiore domina una sirena con due code.

Piazza Garibaldi

Una delle più belle piazze della Toscana.

Un raro esempio  di urbanistica medievale, una sorta di teatro all’aperto di forma irregolare, delimitato dai più importanti edifici storici della città: la maestosa Cattedrale di San Cerbone, Il Palazzo del Podestà sede del Museo Archeologico, la Palazzina dei Conti di Biserno, il Palazzo Comunale e Palazzo Malfatti con il suo loggiato che originariamente apparteneva alla famiglia Pannocchieschi.

Il Palazzo Vescovile

Di epoca medievale, nacque come residenza del Vicario del Podestà, per poi passare di proprietà all’Opera di San Cerbone ed infine divenire sede vescovile della Diocesi di Massa Marittima e Populonia nel 1603. Si trova sulla Piazza Garibaldi e l’ingresso si apre sul sagrato della Cattedrale. L’edifico ha subìto un grosso restauro agli inizi del XX secolo. Su una parete secondaria, quella che si rivolge alle Fonti dell’Abbondanza, su richiesta dell’allora vescovo Comastri, nel 1922 fu eseguito l’affresco la predica di San Bernardino, del pittore Giampaolo Talani. All’esterno del palazzo, alla base dell’imponente scalinata, si noterà un’alta colonna di granito, dove si soleva affiggere gli avvisi pubblici delle autorità. In cima alla colonna, nel 1474, venne infine posta una lupa, simbolo della città di Siena.

Il Palazzo del Podestà

Noto anche come Palazzo di Giustizia o Palazzo Pretorio fu costruito verso la metà del ‘200 in seguito alla costituzione del Libero Comune di Massa Marittima (1225). Nacque come sede del Podestà, la massima autorità cittadina, e da qui venivano amministrati gli affari di giustizia. Sulla facciata si possono vedere una moltitudine di stemmi e emblemi delle famiglie che si sono susseguite al potere, tra cui la Balzana di Siena e il leone rampante. Col passare del tempo l’edificio ha svolto anche le funzioni di pretura e di carcere fino agli anni ’70. Attualmente ospita il Museo Archeologico e l’Ufficio Turistico.

Il Palazzo Comunale

L’edificio in travertino dove anticamente risiedevano i magistrati, fu edificato nella seconda metà del XIII sec. Nel secolo successivo incorporò la vicina Torre dei Conti Biserno.

Nella facciata centrale si nota lo stemma dei Medici, che nel 1555 inglobarono questo territorio nel Granducato di Toscana. Più in basso, sul lato sinistro della facciata, un bassorilievo del XV secolo di Urbano da Cortona.

All’interno si trovano due lapidi commemorative di Giuseppe Garibaldi, cittadino onorario della città.

Attualmente l’atrio del Palazzo Comunale ospita Icaro, una scultura donata alla Città dal maestro Igor Mitoraj.

Logge del Comune e Palazzo Pannocchieschi

Situato difronte al Palazzo Comunale, questo edificio in travertino risale alla metà del XIII sec. Sotto le Logge di questo Palazzo i rappresentanti del Governo presenziavano le solenni cerimonie pubbliche.

Conosciuto oggi come Palazzo Malfatti questo Palazzo era appartenuto anticamente ai Pannocchieschi, una delle famiglie più potenti di Volterra.

Palazzina dei Conti Biserno

Era in origine un’abitazione civile, dimora residenziale dei Conti Biserno, feudatari del castello di San Vincenzo. Quando il Castello di Monteregio fu venduto ai senesi, il palazzo divenne sede vescovile fino al 1603, anno in cui fu trasferita nella Casa dell’Opera di San Cerbone. Sulla facciata è possibile vedere lo stemma vescovile e due monofore rinascimentali. Al piano superiore invece spiccano due bifore ottocentesche.

Chiesa di San Francesco

La chiesa fu fondata intorno alla metà del ‘200 da San Francesco, che proprio in quegli anni soggiornò a Massa Marittima per promuovere la formazione di un primo nucleo di frati dell’ordine. La struttura della chiesa, annessa ad un convento, è estremamente semplice, in stile gotico con navata unica e arconi di sostegno ogivali e originariamente si trovava all’interno delle mura cittadine. La chiesa ha subìto molti rifacimenti, soprattutto a causa di cedimenti del terreno dovuti a terremoti. Oggi, della struttura originaria, rimane solo parte dell’abside e una parte della navata, mentre all’interno si trova il sepolcro di Bindoccio, figlio di Margherita Aldobrandeschi e Nello Pannocchieschi. Alcuni dipinti seicenteschi di Raffaello Vanni si trovano in prossimità dei tre altari.

Palazzo Albizzeschi

Al termine di Corso della Libertà Palazzo Albizzeschi è il luogo dove, nel 1380, nacque Bernardino degli Albizzeschi, noto anche come San Bernardino da Siena. Fu a Massa Marittima che egli cominciò a predicare nelle vesti di frate francescano. Il palazzo fu più volte restaurato e nel ‘500 fu occupato dai frati dell’ordine. Oggi si presenta in stile ottocentesco e l’unica traccia del passaggio del santo è costituito da una targa alla cui sommità è posto l’emblema bernardiniano con il trigramma del cristo.

Le mura e le porte

Le mura massetane, costruite a partire dal XII secolo ed ampliate tra il XIII e il XIV secolo, circondavano completamente l’attuale centro storico. Si estendevano per circa 2 km e si sviluppavano dal castello di Monteregio, comprese le chiese di San Rocco e di San Francesco. Durante la conquista di Massa per mano di Siena, parte delle mura furono distrutte, per poi essere ricostruite nel 1377. Fu così ridotto il perimetro originario e una larga parte della città ne fu tagliata fuori. Furono sempre i senesi che decisero di erigere una seconda cinta muraria di 230 metri, con lo scopo di dividere e controllare più facilmente il paese assoggettato. L’unico tratto di mura attualmente percorribile è proprio quest’ultimo e vi si accede dalla Torre del Candeliere. Molti sono i tratti di mura ancora conservati e lungo i quali è possibile passeggiare, come per esempio quello che collega l’Ex Convento delle Clarisse alla Chiesa di San Francesco. Altrettanto numerose sono le porte medievali sparse per tutto il paese, di cui Porta alle Silici e Porta San Bernardino ne costituiscono gli esempi meglio conservati e più suggestivi.

La Torre del Candeliere e la Fortezza Senese

Varcando l’imponente Porta alle Silici si accede alla parte alta del centro storico. Siamo in Cittanova. La massiccia Torre del Candeliere (o dell’orologio) è alta 24 metri e fu costruita per affermare l’autorità nel 1228, poco anni dopo la presa di indipendenza di Massa Marittima come Libero Comune. Il nome particolare dell’edificio deriva dalla consuetudine di mantenere sempre acceso un fuoco sulla sua sommità, facendolo così assomigliare ad una enorme candela.

Nel 1413 fu per la prima volta posta una campana, sostituita poi nel 1760 da quella attuale, dal peso di circa 140 kg. Il primo orologio fu invece collocato sulla facciata nel 1443 e nel corso dei secoli ha subìto numerose riparazioni e sostituzioni. La Torre fa oggi parte della rete museale di Massa Marittima, ed è il punto panoramico per eccellenza del paese. È dunque visitabile e attraverso il suo Arco Senese è possibile accedere alla Fortezza, l’unico tratto di mura tutt’oggi percorribile.

L’Arco e la Fortezza furono costruite in un secondo momento rispetto alla Torre. Per poter controllare meglio il paese conquistato, i senesi decisero di dividere in due la città, dando luce ad una vera e propria opera di ingegneria militare: costruirono una fortezza che collegava il Castello di Monteregio alle mura già esistenti e un ponte-arco che univa la Torre alle nuove mura. Si creò così una doppia cinta muraria in travertino, alle cui estremità furono erette due torrette e bastioni presidiati da soldati, mentre il castellano e gli ufficiali risiedevano nel castello.

Il Palazzetto della Zecca

L’edificio si trova in via Norma Parenti 22, il corso principale che attraversa il Terziere di Borgo. La Zecca fu istituita dal Libero Comune di Massa Marittima all’inizio del XIV secolo, quando ormai aveva raggiunto l’apice della sua potenza economica grazie soprattutto all’attività mineraria. La volontà stessa di battere moneta propria era indice della ricchezza del Libero Comune; argento e rame venivano estratti e impiegati per coniare tre tipi di monete: il Grosso da 20 denari, il Grossetto da 6 denari ed il Denaro Piccolo. Con la conquista da parte di Siena, il palazzo passò di proprietà alla chiesa fino al 1603 e fu impiegato per ampliare la sede vescovile già locata nell’adiacente Palazzina dei Conti Biserno. Oggi le monete dell’antica Zecca Massana sono una rarità e sono pochi gli esemplari esposti nei musei: i conii finora noti si conservano nella Pinacoteca Civica di Volterra, mentre degli otto rinvenuti nei magazzini del Museo Civico di Siena, due sono stati affidati in custodia al Comune di Massa Marittima e sono oggi esposti al Museo Archeologico.

Il Giardino d’arte Norma Parenti

Il Giardino d’arte Norma Parenti è in via Maremma. Si tratta di un “giardino d’artista” della scultrice del paesaggio Maria Dompè, chiamato “Sol Omnibus Lucet“. Il giardino è dedicato alla giovane partigiana Norma Parenti, medaglia d’Oro al Valor Militare, simbolo e riferimento per l’intero paese. Si tratta di un vero angolo di meditazione ed è un ottimo punto panoramico: il giardino infatti si affaccia sulle vallate maremmane, fino all’orizzonte marino e all’isola d’Elba. Il giardino può essere considerato come un’opera d’arte: movimenti di terra, manto erboso e pietra del luogo si alternano creando spirali di colori. L’impianto acustico infine accompagna il tutto con note di musica classica.

La chiesa di Sant’Agostino

La chiesa di Sant’Agostino, su Corso Diaz, rappresenta il più grande esempio di architettura gotica dopo la Cattedrale di San Cerbone. L’edificio ha un’unica navata con sei grandi archi a sesto acuto che sorreggono le travi di legno. All’interno della Chiesa sono conservate le reliquie di San Bernardino da Siena, nato a Massa Marittima nel 1380. Altri due elementi conferiscono completezza alla struttura: il campanile, costruito nel 1627 sui resti di una torre preesistente, ed il chiostro annesso al convento, risalente agli inizi del XIV secolo, dotato di eleganti colonnine con graziosi capitelli che sorreggono la tettoia in legno. Il chiostro oggi è spesso impiegato per ospitare banchetti, feste e manifestazioni varie.

Il Parco della Rimembranza

Il parco si trova in Piazza XIV Maggio e fu costruito nel 1924 per ricordare i cittadini morti durante la prima guerra mondiale. Una grande scalinata conduce al vialetto lungo cui sono stati piantati cipressi e lecci. Su ogni albero fu apposta una targa che porta il nome e il reggimento del caduto. Il vialetto conduce al centro del parco dove è stato posto il monumento che simboleggia i principi di libertà, fratellanza e uguaglianza. Nel 1938 vi fu trasferito anche il mezzobusto in marmo bianco di Giuseppe Garibaldi (1904), cittadino onorario di Massa Marittima, precedentemente collocato al centro di Piazza Garibaldi.

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